Aderenza e sostenibilità: aspetti economici e sociali

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Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte a livello mondiale, nonché la principale voce di spesa sanitaria nei paesi industrializzati, responsabili di 17,3 milioni di decessi l’anno e destinati a crescere fino a 23,6 milioni entro il 2030.1  

Gli strumenti più importanti per la prevenzione primaria e secondaria di tali patologie sono la terapia farmacologica con statine, farmaci antipertensivi e antiaggreganti, e l’aderenza ottimale al trattamento, di primaria importanza, dato il rischio elevato a cui espongono valori non controllati di pressione sanguigna o elevati livelli di colesterolemia in presenza di cardiopatia ischemica.1 

Ciò nonostante, uno studio sull’aderenza ai trattamenti nei pazienti con malattia coronarica ha mostrato che solo:2 

  • il 71% faceva uso costante dell’aspirina; 
  • il 46% manteneva l’assunzione di betabloccanti; 
  • il 44% perseverava nella terapia a base di statine; 
  • il 21% manteneva le tre terapie in associazione.  

Anche una metanalisi di 20 studi osservazionali, che hanno coinvolto 376.162 pazienti, ha stimato che circa il 43% aderiva alla terapia in modo inadeguato,3 dato simile alla stima presentata nei report dell’OMS.4 

Tra i pazienti con patologie croniche, anche la persistenza ai trattamenti è inferiore alle aspettative e si riduce drammaticamente dopo i primi 6 mesi di terapia, in particolar modo a partire dalla dimissione dall’ospedale, col passaggio del paziente da una gestione terapeutica “sorvegliata” a una più autonoma.1 

Varie sono le ragioni alla base di tali numeri insoddisfacenti, tra cui convinzioni errate sull’efficacia, stili di vita, livello culturale e responsabilità del paziente stesso.1  

La bassa aderenza ai farmaci è associata a conseguenze negative sulla salute come, ad esempio, lo scarso controllo di fattori di rischio quali dislipidemia e pressione alta.1 

  • Nei pazienti ipertesi, la scarsa aderenza alla terapia medica è la principale causa dell’inadeguato controllo della pressione, che aumenta significativamente il rischio di eventi cardiovascolari e cerebrovascolari.1  
     
  • Tra i pazienti affetti da cardiopatia ischemica, inoltre, la bassa aderenza alla terapia con statine, nel corso dell’anno successivo a un infarto del miocardio, aumenta il rischio di mortalità del 12-25%, a seconda del grado di aderenza, con risultati simili per l’aderenza ai betabloccanti.5 
     
  • Nei pazienti con malattia coronarica la non aderenza alla terapia è molto comune ed è associata a maggior rischio di mortalità per tutte le cause, mortalità per cause cardiovascolari, ospedalizzazioni per infarto miocardico, scompenso cardiaco e procedure di rivascolarizzazione coronarica.1 

Si stima che la scarsa aderenza dei pazienti potrebbe essere responsabile di 194.500 decessi all’anno sul suolo europeo, con costi stimati intorno ai 125 miliardi di euro ogni anno.1 Migliorare l’aderenza dei pazienti alla terapia prescritta, quindi, potrebbe avere un grande impatto sul loro stato di salute, riducendo al contempo i costi sanitari.1 

Quando i farmaci sono utilizzati in maniera non ottimale, infatti, a un decremento di salute nei pazienti può corrispondere un maggior consumo di risorse sanitarie come visite mediche, accertamenti e ospedalizzazioni.1 

Nel Rapporto “L’Uso dei Farmaci in Italia”, l’AIFA fotografa una situazione in cui la spesa farmaceutica nazionale è in crescita: nel 2022 è valsa complessivamente circa 34,1 miliardi di euro, il 6 % in più rispetto ai dati del 2021.6 

Questo incremento ha interessato tutte le categorie di farmaci, ma quelli per le malattie cardiovascolari sono la maggiore classe terapeutica per consumo (487,4 Dose definita Giornaliera, ossia la dose media giornaliera di un farmaco, per la sua indicazione principale, in un paziente adulto) e per spesa (50,29 euro pro capite) nel bilancio della medicina convenzionata.6 

Tali patologie, a causa dell’elevata prevalenza e della loro natura cronica, misurabile in decenni, sono un problema clinico di estrema rilevanza epidemiologica, ma anche economica,1 impattando significativamente i sistemi sanitari e di assistenza sociale, così come la società, tramite mortalità prematura, disabilità e necessità di cure da parte dei parenti.7 

Nel 2021, in Europa le spese dovute alle malattie cardiovascolari sono state complessivamente di 41.978 milioni di euro. Di questi:7 
 

  • Il 56,6% (23.747 milioni) dovuti a spese sanitarie e di assistenza sociale, che comprendono cure primarie, emergenziali, ospedaliere, ambulatoriali e farmaci, come anche i costi relativi all’assistenza infermieristica e domiciliare; 
     
  • Il 32,7% (13.734 milioni) in costi indiretti di assistenza informale, cioè il valore delle ore di lavoro e svago a cui i caregiver rinunciano per dedicarsi alla cura di parenti o amici affetti da condizioni cardiovascolari;  
     
  • Il 2,9% e il 7,8% (1.212 e 3.285), rispettivamente, hanno rappresentato le perdite economiche per morbidità e mortalità da CVD, cioè i mancati guadagni dovuti alle mancate ore lavorate da pazienti in permesso temporaneo, o permanente, per malattia, e ai decessi di persone in età produttiva. 

 
Nel loro insieme, nel 2021 queste voci hanno determinato un peso economico sanitario e socioassistenziale delle malattie cardiovascolari di 410 euro pro capite in Italia,7 ma il sistema sanitario italiano ha la necessità di contenere i costi senza diminuire il livello di salute della popolazione.1  

Per ottenere buoni risultati clinici dall’impiego dei farmaci in tale area occorre che il paziente sia aderente alla terapia prescritta in termini di dosaggio, numero di farmaci assunti e durata del trattamento.1 Misurare l’aderenza ai trattamenti farmacologici nelle malattie cardiovascolari, con indicatori appropriati, consente di valutare le modalità d’uso dei farmaci e di predisporre azioni con importanti riflessi sulla spesa sanitaria nel breve e nel medio-lungo periodo.1  

Identificare i casi di mancata aderenza e discontinuità terapeutica può favorire una riallocazione delle risorse e avere un impatto significato in termini risultati clinici.1 Tutto questo si traduce in sostenibilità per il sistema sanitario: risparmiare denaro pubblico può permettere di liberare fondi da reinvestire per migliorare la qualità dei servizi sanitari e per la ricerca medica.8   

 


Bibliografia

1. Volpe M, Degli Esposti L, Romeo F, Trimarco B, Bovenzi FM, Mastromarino V, Battistoni A – Il ruolo dell’aderenza al trattamento farmacologico nella terapia cronica delle malattie cardiovascolari: documento intersocietario di consenso – 2024. 

2. Newby LK, LaPointe NM, Chen AY, et al. Long-term adherence to evidence-based secondary prevention therapies in coronary artery disease. Circulation 2006;113:203-12. 

3. Naderi SH, Bestwick JP, Wald DS. Adherence to drugs that prevent cardiovascular disease: meta-analysis on 376,162 patients. Am J Med 2012;125:882-7.e1.  

4. Sabaté E (ed). Adherence to Long-Term Therapies: Evidence for Action. Geneva: World Health Organization, 2003. 

5. Rasmussen JN, Chong A, Alter DA. Relationship between adherence to evidencebased pharmacotherapy and long-term mortality after acute myocardial infarction. JAMA 2007;297:177-86. 

6. Numeri del Rapporto Nazionale “L’Uso dei Farmaci in Italia” relativo al 2022 – AIFA 

7. Luengo-Fernandez R et al. – Economic burden of cardiovascular diseases in the European Union: a population-based cost study – European Heart Journal (2023) 44, 4752–4767 

8. Atella V et al. – La prevenzione come elemento per la sostenibilità del SSN – I Quaderni della Fondazione Farmafactoring, 2014. 

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