A consulto dal Dott. Google: c’è da fidarsi?

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Oggigiorno le informazioni mediche sono ampiamente disponibili e facilmente accessibili su Internet, ovunque nel mondo.1

In un sondaggio condotto su più di 12.000 persone, in 12 paesi diversi, dal 12% al 40% della popolazione ha cercato frequentemente in Internet informazioni mediche, e quasi uno su due lo ha fatto per effettuare un’autodiagnosi.1 Per indicare la ricerca ossessiva di informazioni è stato perfino coniato il termine “cybercondria”, corrispettivo aggiornato e tecnologizzato dell’ipocondria.1

Il quesito che sorge spontaneo riguarda ovviamente l’attendibilità e la credibilità delle fonti. C’è insomma da fidarsi? Rispondere di no significherebbe disconoscere l’autorevolezza di molti portali che sono risorse preziose, ma non si può nemmeno peccare di superficialità, ignorando che internet è un mare magnum, dove si può trovare di tutto. Occorre dunque cautela. Di seguito qualche semplice suggerimento pratico per evitare di incorrere in qualche errore grossolano.

Ecco qualche semplice suggerimento:

  • Prestare attenzione alle parole chiave digitate, in quanto l’indicizzazione dei siti nei motori di ricerca potrebbe non essere in linea con le proprie necessità conoscitive; ripetere eventualmente la ricerca usando termini diversi e raffrontando i risultati.
  • Cercare sempre le credenziali del sito o dell’autore ed eventuali sponsorizzazioni, ricordando che i siti del Ministero della Salute, delle istituzioni e delle società scientifiche sono autorevoli.
  • Non limitarsi a consultare i primi siti proposti dai motori di ricerca ma effettuare prima una ricognizione panoramica dei risultati: è sempre bene mettere in preventivo un tempo adeguato alla ricerca, soprattutto se l’obiettivo è l’acquisizione di informazioni su un argomento complesso.
  • Salvare in un archivio le proprie ricerche in modo da recuperare facilmente i contenuti con le relative fonti originali.
  • Verificare se un contenuto scientifico è supportato da voci bibliografiche e quando è stato pubblicato (alcune informazioni, in apparenza recenti, potrebbero già essere superate o perfino sconfessate dai progressi più recenti).
  • Diffidare da testi in cui si citano nomi commerciali di farmaci, si suggeriscono cure prodigiose o si invita a provare o acquistare prodotti di qualsiasi genere, anche se i contenuti dovessero sembrare molto rigorosi e vengono citati, quali testimonial, personaggi noti.
  • Prestare attenzione agli articoli o agli studi scritti con un linguaggio tecnico, in quanto destinati a professionisti del settore, e a prese di posizione estreme, senza argomentazioni convincenti.
  • Ricordare che ognuno è una storia a sé e che la condivisione sui social equivale allo scambio di impressioni ed esperienze che si potrebbe fare a voce: il racconto o l’opinione di qualcuno, pertanto, non deve diventare fonte di ispirazione per “sperimentare” rimedi/terapie (diete, farmaci, erbe e così via) o cercare alternative alla cura prescritta dal medico.
  • Discutere con il medico i risultati delle proprie ricerche nel web, esternando dubbi, perplessità e timori (per esempio di effetti collaterali dei farmaci1): le bufale (o fake news) sono oggi un’insidia molto diffusa ed è bene non prendere mai iniziative di proprio arbitrio.

Riferimenti

1. Vismara M, et al. Is cyberchondria a new transdiagnostic digital compulsive syndrome? A systematic review of the evidence. Comprehensive Psychiatry. 2020; 99:152167.

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