Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, aggiornati al 2023, complessivamente il 31% della popolazione italiana è iperteso e il 17% è border-line [1]. Negli uomini i valori sono più elevati nel Nord-Est (37%) e nel Nord-Ovest (32%), nelle donne al Sud (34%) [1]. In accordo con i dati riportati in letteratura, i valori aumentano con l’avanzare dell’età e nelle donne l’aumento legato all’età è particolarmente evidente dopo la menopausa [1].
Studi epidemiologici hanno dimostrato una maggiore prevalenza di ipertensione negli uomini rispetto alle donne in premenopausa della stessa età [2]. Applicata su scala globale, secondo un’ampia analisi sistematica, la prevalenza di ipertensione è maggiore negli uomini rispetto alle donne (31,9% contro 30,1%) [2]. Tuttavia, questa disparità nella prevalenza non è universale in tutti i gruppi di età. Si è ipotizzato che la ragione della differenza nella prevalenza dell’ipertensione in base al sesso e all’età sia multifattoriale [2]. Ad esempio, nelle donne, i fattori biologici che contribuiscono alla prevalenza relativamente più bassa dell’ipertensione prima della menopausa rispetto agli uomini includono l’effetto ipotensivo degli estrogeni, che diminuisce con l’avanzare dell’età [2]. Dopo la menopausa, in concomitanza con il calo dei livelli di estrogeni e delle loro presunte proprietà protettive, si assottiglia la differenza nella prevalenza dell’ipertensione tra uomini e donne[2].
PIÙ A RISCHIO MA SI CURANO PEGGIO
Valori ottimali della pressione
Essere consapevoli di avere la pressione alta è fondamentale per mantenere sotto controllo l’ipertensione [2]. Gli studi hanno dimostrato che il tasso di consapevolezza dell’ipertensione è inferiore negli uomini rispetto alle donne. In uno studio sui giovani adulti negli Stati Uniti, il tasso di consapevolezza dell’ipertensione era del 32% nelle donne, significativamente più alto del tasso di consapevolezza del 25% negli uomini [2]. Questa differenza è ancora più sorprendente data la maggiore prevalenza di ipertensione nei giovani uomini rispetto alle giovani donne (30% contro 12%) [2]. Allo stesso modo, a livello globale, le donne sono più soggette a ricevere cure per l’ipertensione rispetto agli uomini [2]. Sono anche più propense a tenere sotto controllo la propria ipertensione e questa tendenza è stata notata sia nei Paesi ad alto che in quelli a basso reddito [2].
In generale, si può dire che gli uomini non solo si curano poco, raggiungendo un peggiore controllo della pressione arteriosa rispetto alle donne, ma sono anche più inclini a ignorare di avere la ‘massima’ o la ‘minima’ oltre i limiti di sicurezza.
Un fattore che interferisce con la corretta aderenza alle terapie è, infine, il timore di incappare in disturbi sessuali, come la disfunzione erettile, soprattutto quando è necessario il ricorso ai farmaci antipertensivi [3].
Nonostante i timori comprensibili degli uomini ipertesi, però, non c’è alcun motivo di rifiutare il trattamento farmacologico se il medico lo ritiene necessario a tenere a bada l’alta pressione. Infatti, la scelta delle terapie per l’ipertensione nell’uomo terrà in considerazione anche la sfera sessuale.
Fonti: