L’ipertensione da Pronto Soccorso

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COSA FARE IN CASO DI CRISI IPERTENSIVE?

Se la pressione alta è generalmente un ‘disturbo silenzioso’, caratterizzato dall’assenza di sintomi, una pressione altissima, al contrario, si fa sentire e deve portare al ricovero d’urgenza. Le crisi ipertensive, dove ‘massima’ e ‘minima’ oltrepassano rispettivamente i 180 mmHg e i 120 mmHg, possono essere caratterizzate da dolore al petto, respiro corto, mal di schiena, intorpidimento, debolezza, disturbi della vista, difficoltà a parlare, confusione, vertigini, vomito [1].

Crisi ipertensive

Quando si ha una diagnosi di ipertensione, va considerata l’eventualità di avere una crisi, sebbene non si tratti di un fenomeno comune. Questo accade soprattutto se ‘massima’ e ‘minima’ non sono sotto controllo: anche se rappresentano solo lo 0,5% di tutti i casi che si presentano al Pronto Soccorso, le crisi ipertensive si manifestano più facilmente in soggetti ipertesi che non hanno raggiunto un controllo ottimale della loro pressione arteriosa nei mesi precedenti [2]. Una circostanza più comune di ciò che si possa pensare, se si considera che più della metà degli ipertesi interrompe le terapie antipertensive dopo solo un anno dal loro inizio [3] e che, di conseguenza, solo il 17,4% degli ipertesi raggiunge davvero un adeguato controllo dei propri valori pressori [2].

Le crisi ipertensive possono avere delle conseguenze più o meno gravi, e non sempre si manifestano in chi è iperteso. A volte, infatti, possono essere causate anche da altre condizioni o eventi improvvisi come l’occlusione di un’arteria renale oppure una complicanza in gravidanza, specie se associata a preesistente preeclampsia [2]. Anche i danni conseguenti una crisi ipertensiva possono essere di diversa entità, e differiscono da caso a caso [2].

In generale, intervenire tempestivamente è fondamentale. Se la chiamata al 118 è avvenuta alle prime avvisaglie o dopo aver misurato la pressione a casa o in ambulatorio, crisi ipertensive che non hanno già indotto un danno d’organo possono essere risolte nell’arco delle 48 ore con la somministrazione di farmaci adeguati, e senza lasciare conseguenze durature al paziente [2].

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