Cosa chiedere al medico?

Fondamentale, in ogni caso, è il ruolo del medico, che, per quanto possibile, dovrebbe mantenere un atteggiamento proattivo, adattare, se necessario, gli schemi terapeutici (per esempio semplificandoli) e potenziare la comunicazione e il rapporto fiduciario con il paziente.

cosa chiedere al medico

A quest’ultimo spetta l’onere di rispettare le prescrizioni ma anche di sottoporre eventuali dubbi o quesiti, per non lasciarsi prendere dall’ansia e incorrere magari nella tentazione di sospendere o modificare arbitrariamente il trattamento.

Per mantenere l’aderenza è dunque fondamentale che il paziente sia:

  • informato della propria malattia e delle sue possibili conseguenze
  • consapevole degli obiettivi da raggiungere
  • coinvolto nella scelta della terapia e motivato a seguirla
  • invitato a rivolgersi al medico per qualsiasi necessità.

Le domande chiave da sottoporre al medico

L’ipertensione (pressione alta) o l’ipercolesterolemia (colesterolo alto), per esempio, non danno sintomi fino a quando non comportano danni seri e irreversibili: per questa ragione alcuni potrebbero non sentirsi motivati a seguire la terapia, a maggior ragione se non ne rilevano benefici concreti. Soltanto il medico, quindi, può confermare che essa sta funzionando o, in caso contrario, modificarla.

La percezione di un maggior benessere non deve trarre in inganno: le sensazioni soggettive, infatti, non sempre coincidono con quelle che il medico è in grado di cogliere attraverso la visita. Per questa ragione non è mai giustificato interrompere un trattamento sulla base di proprie valutazioni, senza prima essersi consultati con il medico. Una situazione classica è quella di un’infezione: la prima scomparsa della febbre non significa necessariamente guarigione e può non giustificare la sospensione dell’antibiotico.

Spesso sul foglietto illustrativo dei farmaci è specificato cosa fare se si dovesse saltare una dose: in alcuni casi, la si può assumere appena ci si rende conto della dimenticanza, ma in altri non è consigliabile “recuperarla”. Il medico può dare una risposta immediata a questo interrogativo o può aiutare a interpretare correttamente il foglietto illustrativo.

Molti si spaventano nel leggere i possibili effetti collaterali riportati sul foglietto illustrativo. Benchè sia importante leggerlo, è altrettanto opportuno chiedere al medico quali disturbi potrebbero essere indotti dalla terapia, come riconoscerli tempestivamente e affrontarli in maniera corretta. Va infatti precisato che l’interruzione di un trattamento è l’ultima soluzione, ma in molti casi il medico può escogitare accorgimenti efficaci, come per esempio ridurre un dosaggio o modificare lo schema terapeutico.

È importante conoscere la propria malattia e quali sono i risultati che si possono attendere ragionevolmente dal trattamento in corso. È altrettanto opportuno, però, sapere quali complicazioni o segni potrebbero presentarsi (indipendentemente dall’efficacia della terapia) in modo da riportarli subito al medico, che potrà così dare un pronto aiuto per affrontarli.

Quanto più un trattamento è complesso o fastidioso (per esempio la via iniettiva è più disagevole di quella orale) tanto più l’aderenza è difficile. Talvolta è possibile semplificarlo, per esempio ricorrendo a farmaci che consentono una sola dose al giorno piuttosto che somministrazioni multiple. Soltanto il medico, se informato di una personale difficoltà, che potrebbe anche semplicemente riguardare orari e modalità del trattamento, può proporre la soluzione più indicata, che invece non deve essere frutto di una propria iniziativa.

Farsi aiutare è d’obbligo, soprattutto per gli anziani, che possono avere difficoltà di memoria oppure devono assumere tanti farmaci. È bene allora chiedere al medico, se già non è sua iniziativa, come coinvolgere i familiari, in modo da renderli parte attiva nella propria terapia. Allo stesso modo è bene che essi siano informati degli eventuali effetti indesiderati e delle strategie da adottare in caso di dimenticanze occasionali. 

Sulla ricetta il medico riporta sempre la posologia, cioè il dosaggio (espresso dal numero di compresse), la frequenza (una o più volte al giorno, con eventuali orari) e la durata  di un trattamento, che potrebbe anche essere cronico, e cioè per tutta la vita. Proprio in questo caso è lecito e doveroso verificare di tanto in tanto se la sua azione persiste: un esempio è il controllo periodico della pressione arteriosa. Chiedere al medico se sia opportuno effettuare un esame è utile non soltanto per accertarsi dell’efficacia del trattamento ma anche per rivedere la propria situazione clinica.


  1. Manifesto aderenza.
  2. Volpe M., G Ital Cardiol 2014;15(10 Suppl 1):3S-10S.

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