Prevenzione e trattamento delle malattie cardiovascolari

L’elevata prevalenza delle malattie cardiovascolari (CV) in Italia e nella maggior parte dei Paesi comporta oggi circa 17 milioni di morti l’anno, con una proiezione a 23,6 milioni entro il 2030.1

infografica 2

La terapia farmacologica in ambito CV, con farmaci per le dislipidemie aterogene, l’ipertensione arteriosa, la trombosi e altre condizioni, rimane l’intervento più importante per la prevenzione primaria e secondaria delle malattie CV ed è responsabile di almeno il 50% della riduzione della mortalità per cardiopatia ischemica negli ultimi 20 anni nei paesi occidentali.2


Definizione di aderenza

Il termine aderenza si riferisce ad un comportamento attraverso il quale i pazienti rispettano tutte le indicazioni ed assumono i farmaci secondo le modalità previste dalla prescrizione del medico.3  Per convenzione, viene usata una soglia dell’80% per categorizzare l’aderenza ai farmaci CV come adeguata o inadeguata.

durata di tempo

Una seconda definizione di aderenza (in inglese “stay on therapy”) considera la durata di tempo durante il quale il paziente assume un farmaco, anche se in modo intermittente, prima di interromperlo prematuramente e in modo permanente


Le determinanti della scarsa aderenza

È  il primo protagonista che può determinare il successo (o l’insuccesso) terapeutico.

Uno dei principali ostacoli al raggiungimento del controllo ottimale dei fattori di rischio è il fenomeno dell’ “inerzia terapeutica” definita come la scarsa propensione da parte del medico ad iniziare o intensificare il trattamento per raggiungere un determinato obiettivo terapeutico.

Questo può essere determinato anche dal fatto che sempre più spesso i pazienti con cui si confronta il medico sono affetti da polipatologie e, conseguentemente, assumono più trattamenti spesso non poco articolati.4

Due gli scenari che caratterizzano la mancata aderenza:

  1. il paziente non assume intenzionalmente il trattamento prescritto 
  2. il paziente ha la volontà di seguire la terapia, ma ha difficoltà nel farlo.

Alla base di entrambi i casi, potrebbe esserci una comunicazione medico-paziente non ottimale, che non consente al paziente di comprendere completamente la necessità e l’importanza del trattamento ed al medico di cogliere le eventuali difficoltà del paziente stesso. 4

Tre le caratteristiche che possono influire sulla scelta del medico: efficacia, tollerabilità e semplicità. Altro elemento fondamentale è il “gradimento” della terapia da parte del paziente. Infatti, spesso valuta autonomamente l’opportunità di essere più o meno aderente in base all'efficacia percepita del trattamento (ad esempio riduzione della pressione arteriosa), alla tollerabilità e alla semplicità di assunzione.
I farmaci attualmente disponibili per la gestione delle patologie cronico-degenerative sono senza dubbio di documentata efficacia e nella generalità dei casi ben tollerati. Chi condiziona maggiormente il livello di “gradimento” da parte del paziente nei riguardi del trattamento è, quindi, la semplicità della terapia che non di rado deve essere calata all’interno di un programma terapeutico globale piuttosto articolato.4


Cosa può fare il medico?

Per aumentare il grado di aderenza terapeutica dei propri pazienti, il medico può intervenire con alcune azioni mirate:

  • rivalutare periodicamente la terapia del paziente, considerando anche la semplificazione dello schema terapeutico, dalla frequenza di assunzione alla combinazione di due o più classi di farmaci in un’unica pillola;
  • coinvolgere attivamente il paziente (in inglese “patient engagement”), instaurando un dialogo collaborativo per spiegare i motivi della scelta del trattamento ed i benefici che si possono raggiungere grazie ad una corretta assunzione. Costruire un solido rapporto di fiducia permette anche di rilevare e correggere eventuali comportamenti errati del paziente e di dissipare eventuali dubbi durante le visite di controllo.

Il medico deve contribuire, per quanto possibile, ad esercitare un ruolo proattivo per superare questi problemi anche semplificando gli schemi terapeutici


  1. Smith SC Jr, Collins A, Ferrari R, et al.; World Heart Federation; American Heart Association; American College of Cardiology Foundation; European Heart Network; European Society of Cardiology. Our time: a call to save preventable death from cardiovascular disease (heart disease and stroke). J Am Coll Cardiol 2012;60:2343-8.
  2. Montalescot G, Sechtem U, Achenbach S, et al. 2013 ESC guidelines on the management of stable coronary artery disease: the Task Force on the management of stable coronary artery disease of the European Society of Cardiology. Eur Heart J 2013;34: 2949-3003.
  3. Rasmussen JN, Chong A, Alter DA. Relationship between adherence to evidence based pharmacotherapy and long-term mortality after acute myocardial infarction. JAMA 2007;297:177-86.
  4. Borghi C. et al. L’aderenza terapeutica nel paziente iperteso: il ruolo del fenotipo. Anno IX - Suppl. 1 al N. 2, 2017. SINERGIE S.r.l., Edizioni Scientifiche

In generale:

  • Giustini S, Garzitto A, Bellini E, Tafi S, Aderenza in medicina generale, Giornale Italiano di Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione 2015; 7 (4): 29-36.
  • Riccio C. (Coordinatore), Gulizia M.M. (Coordinatore), Colivicchi F. (Coordinatore), Di Lenarda A. (Coordinatore), et al. Documento di consenso ANMCO/GICR-IACPR/SICI-GISE: La gestione clinica del paziente con cardiopatia ischemica cronica. G Ital Cardiol 2016;17(7-8):529-569.

“Semplificare la terapia e coinvolgere il paziente: due strategie efficaci per favorire l’aderenza terapeutica”.

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