Le cause e le conseguenze della scarsa aderenza in ambito CV

I fattori alla base della scarsa aderenza alla terapia sono molteplici e riguardano, oltre al paziente e al medico, anche il sistema sanitario e l'ambiente. 

Il paziente

Le resistenze del paziente nel seguire correttamente la terapia possono discendere da una scarsa conoscenza della propria patologia, da limitazioni culturali e sociologico/cognitive, da remore sui farmaci e i loro effetti avversi e da una mancanza di sostegno sociale. 

Il medico

Le responsabilità del medico comprendono la scarsa comunicazione con i pazienti e la complessità dei piani terapeutici.

Il sistema sanitario

Il sistema sanitario influenza l’aderenza tramite la disponibilità ed i sistemi di rimborso, il prezzo del farmaco e l’accesso al follow-up da parte del paziente3, ma anche il frequente cambiamento delle confezioni e della presentazione delle forme farmaceutiche può avere un ruolo importante.

L'ambiente

I motivi ambientali si riferiscono a condizioni disparate, quali l’accessibilità alle nuove prescrizioni o all'approvvigionamento e distribuzione dei farmaci o la circolazione incontrollata di notizie di stampa che possono sollevare preoccupazioni ingiustificate circa i farmaci e la loro sicurezza.4


L'aderenza ai farmaci CV risulta essere più bassa in:

Nel caso dell'ipertensione, la scarsa aderenza alla terapia medica rappresenta la principale causa alla base dell’inadeguato controllo dei valori pressori in pazienti ipertesi e, come dimostrato da diversi studi, il mancato raggiungimento dei valori ottimali di pressione arteriosa aumenta significativamente il rischio di eventi cardio e cerebrovascolari.6

Uno studio su oltre 31.000 pazienti con recente diagnosi di ipertensione arteriosa con un follow-up di 2 anni ha dimostrato una riduzione fino al 47% del rischio di mortalità per tutte le cause, ictus e infarto miocardico in pazienti con elevata aderenza rispetto a quelli con scarsa aderenza.7

Anche in pazienti affetti da ipercolesterolemia in terapia con statine, si registrano bassi livelli di aderenza e anche in questo caso, numerose evidenze mostrano come la maggiore aderenza, in prevenzione sia primaria che secondaria, si associ ad una significativa riduzione del rischio di eventi cardiovascolari fatali e non fatali, di ospedalizzazione e mortalità per tutte le cause. Tra i pazienti affetti da cardiopatia ischemica, la scarsa compliance alla terapia ha gravi conseguenze.
Nei pazienti con malattia coronarica documentata, l’uso costante di alcuni farmaci di primaria importanza corrispondeva al:

  • 71% per l’acido acetilsalicilico
  • 46% per i betabloccanti
  • 44% per le statine
  • viceversa, l’impiego delle tre terapie in associazione raggiungeva soltanto il 21%. 4

La scarsa aderenza riguarda anche i pazienti che hanno un pregresso evento CV. Uno studio ha dimostrato che la scarsa aderenza alla terapia con statine nel corso dell’anno successivo ad un infarto del miocardio era causa di un aumento del rischio relativo per mortalità del 12-25% a seconda del grado di aderenza. Risultati simili emergevano anche per l’aderenza ai betabloccanti.8 È stato infine ampiamente dimostrato che la prematura interruzione della terapia antiaggregante dopo un infarto miocardico acuto, in pazienti sottoposti ad angioplastica e posizionamento di uno stent medicato, aumenta fortemente il rischio di trombosi dello stent, infarto miocardico, morte e riospedalizzazione.9

Tra gli interventi per migliorare l’aderenza, abbiamo:

  • interventi sulla prescrizione, con semplificazione/modifica di posologie e dosaggi dei farmaci;
  • programmi informativi e formativi per i pazienti;
  • interventi mirati al cambiamento dei comportamenti individuali dei pazienti.

  1. Smith SC Jr, Collins A, Ferrari R, et al.; World Heart Federation; American Heart Association; American College of Cardiology Foundation; European Heart Network; European Society of Cardiology. Our time: a call to save preventable death from cardiovascular disease (heart disease and stroke). J Am Coll Cardiol 2012;60:2343-8.
  2. Montalescot G, Sechtem U, Achenbach S, et al. 2013 ESC guidelines on the management of stable coronary artery disease: the Task Force on the management of stable coronary artery disease of the European Society of Cardiology. Eur Heart J 2013;34: 2949-3003.
  3. Kronish IM, Ye S. Adherence to cardiovascular medications: lessons learned and future directions. Prog Cardiovasc Dis 2013; 55:590-600.
  4. Newby LK, LaPointe NM, Chen AY, et al. Long-term adherence to evidence-based secondary prevention therapies in coronary artery disease. Circulation 2006;113:203-12.
  5. Degli Esposti L, Saragoni S, Batacchi P, et al. Adherence to statin treatment and health outcomes in an Italian cohort of newly treated patients: results from an administrative database analysis. Clin Ther 2012;34:190-9.
  6. Chobanian AV. Impact of nonadherence to antihypertensive therapy. Circulation 2009;120:1558-60.
  7. Degli Esposti L, Saragoni S, Benemei S, et al. Adherence to antihypertensive medications and health outcomes among newly treated hypertensive patients. Clinicoecon Outcomes Res 2011;3:47-54.
  8. Rasmussen JN, Chong A, Alter DA. Relationship between adherence to evidence based pharmacotherapy and long-term mortality after acute myocardial infarction. JAMA 2007;297:177-86.
  9. Roy P, Bonello L, Torguson R, et al. Temporal relation between clopidogrel cessation and stent thrombosis after drug-eluting stent implantation. Am J Cardiol 2009; 103:801-5.

In generale:

  • Giustini S, Garzitto A, Bellini E, Tafi S, Aderenza in medicina generale, Giornale Italiano di Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione 2015; 7 (4): 29-36.
  • Riccio C. (Coordinatore), Gulizia M.M. (Coordinatore), Colivicchi F. (Coordinatore), Di Lenarda A. (Coordinatore), et al. Documento di consenso ANMCO/GICR-IACPR/SICI-GISE: La gestione clinica del paziente con cardiopatia ischemica cronica. G Ital Cardiol 2016;17(7-8):529-569.

L’importanza di intervenire efficacemente sulla scarsa aderenza è testimoniata soprattutto da dati che dimostrano un aumento degli eventi e della mortalità CV. Si tratta di un vero e proprio “fattore di rischio occulto aggiuntivo”.

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